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Storia________________________________

A proposito delle zone interne dell’isola del Sole così ebbe a scrivere, nel 1788, Vivant Dominique Denon: «Montagne scoscese, rocce sospese, scorci di mare, vecchi castelli come nei racconti delle fate. Tutto è grande, misterioso, magnifico...». l'impressione dell’illustre viaggiatore francese del “grand tour” bene si presta alla presentazione ambientale della nostra Giuliana, l’urbs opulentissima del regio storiografo Gian Giacomo Adria (sec. XVI), il quale la descrive puntualmente come «eccelsa città situata sull'alta vetta di un colle, sotto cui è un'altissima rupe, dove fanno i loro nidi le aquile».

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E’ la medesima rupe di sapore dantesco, a dominio della mitica valle del Sosio (e dalla quale germoglia, come un fiore di pietra, il castello turrito), che viene velatamente descritta da Tomasi di  Lampedusa nel secondo capitolo de Il Gattopardo, a proposito del faticoso viaggio in carrozza del principe don Fabrizio Salina da Palermo a Donnafugata ( S. Margherita  Belice): «Si erano costeggiati disperati dirupi che saggine e ginestre non riuscivano a consolare». mentre il centro abitato di Giuliana è identificabile con uno di quei «paesi dipinti in azzurrino tenero» che il principe incontra dopo la sua tappa a Bisacquino.

Il territorio di Giuliana fu abitato sin dai tempi più remoti. A testimonianza di un antico amore dell'uomo per questo angolo dell'isola basti pensare alla Grotta Favarotte, i cui reperti venuti alla luce in questi ultimi anni - e conservati nel Museo Civico Comprensoriale "Pippo Rizzo" di Corleone - sono stati collocati tra il Neolitico superiore (ceramica rossa con ansa a " rocchetto della facies di Diana) e la tarda età del bronzo. Di notevole importanza sono pure i reperti paleontologici, rinvenuti nella medesima grotta, costituiti da denti di jena e ossa di cervo.

La frequentazione del territorio proseguì in età storica con la presenza dei Sicani, degli Elimi, dei Cartaginesi, dei Romani. Durante il dominio di questi ultimi, ed in particolare in età imperiale (I-V sec. d.C.), compaiono almeno tre insediamenti di carattere prediale: Comiciana, Ciniana e Juliana. Massa agricola o villa rustica che sia stata, Giuliana prende il nome appunto dal suo antico latifondista romano di nome Julius, verosimilmente, riconducibile alla gens Julia.

Tuttavia il primo documento storico che riguarda Giuliana è un diploma del 1185 del re Guglielmo II il Buono con il quale il "casale" di Juliana " venne infeudato alla Chiesa di Monreale, assieme ai quattro casali di Comicchio, Adragna, Senurio e La Chabuca.

Il casale normanno doveva sorgere in pianura, nell'attuale contrada conosciuta col toponimo di Santo Casale, e si andò trasferendo sulla cresta collinare dove oggi si trova a partire dall'età del Vespro.

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Fu sotto il regno di Federico III d'Aragona (1296-1337) che il centro abitato venne fortificato con un castello turrito e munito di una cinta muraria aperta da tre porte (Iammagli, poi detta Porta Palermo, Porta di Sciacca e Porta Beccherie).

Lo stesso sovrano conferì a Giuliana titoli e diritti di città demaniale, facendone una "piccola capitale" politica della Sicilia aragonese, grazie ai suoi ripetuti soggiorni nel castello (1328, 1332), donde espletava la corrispondenza diplomatica.

Nel 1356 Federico IV d'Aragona, detto il Semplice, concesse in feudo la città di Giuliana a Guglielmo II Peralta, conte di Caltabellotta, sposo di Eleonora d'Aragona, figlia di Giovanni, marchese di Randazzo.

Dai Peralta la contea di Giuliana passò ai Luna per il matrimonio della bella e ricchissima Margherita Peralta con Artale Luna, matrimonio ampiamente contestato da un altro pretendente, il nobile saccente Giovanni Perollo, e come tale foriero di quella lunga faida famigliare passata alla storia come il "Caso di Sciacca".

Dai Luna la contea di Giuliana passò ai Cardona, sotto il cui dominio fu elevata a marchesato, per privilegio concesso da Carlo V imperatore ad Alfonso II Cardona e dato a Magonza in data 12 agosto 1543.

L'ebbero poi i Gioeni e, infine, i Colonna di Paliano per il matrimonio di Isabella Gioeni con Marcantonio V Colonna, cui rimase sino all'abolizione della feudalità in Sicilia (1812).

Giuliana è la patria di Giacomo Santoro, detto Jacopo Siculo, valente pittore del XVI secolo, che fu attivo a Roma nella cerchia del Peruzzi e di Raffaello e poi nell'Umbria meridionale (Spoleto, Norcia, Va!lo di Nera, Ferentillo), e di Antonino Ferraro (1523-1609), insigne stuccatore, scultore e pittore, capostipite di un'attivissima famiglia di artisti (tra i quali i figli Tommaso e Orazio) che introdusse nelle chiese della Sicilia occidentale il gusto della decorazione plastico-pittorica di matrice manieristica, anticipando la grande stagione barocca dei Serpotta.

L'economia di Giuliana è basata essenzialmente sull'agricoltura (cereali, olive, uva) e sulla zootecnia (bovini, ovini), come pure sulle attività artigianali connesse all'edilizia (lavorazione del legno e del ferro.

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