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| Turismo______________________________ |
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Le strade d'accesso a Giuliana confluiscono tutte nella piazza Madonna di Pompei, ove prospetta la graziosa cappella eponima, eretta nel 1897 dalla Pia Opera della Maestranza. |
Questa piazza, sorta nella nuova zona di espansione nord, costituisce l'alter ego" della Piazza per antonomasia, ossia la via Roma (già via Federico II, nella parte alta del centro antico, raggiungibile a piedi percorrendo l'alberata via Papa Giovanni e la ripida via Palermo, oppure in macchina lungo la rotabile che da Porta Palermo, costeggiando il quartiere S. Vito, si immette, per Porta Beccherie, nella deliziosa via Principe Colonna. Il cuore della cittadina è rappresentato dalla piazza della Repubblica (già piazza Gioeni), la quale, in analogia all'agorà dei greci e al forum dei romani, costituisce per i giulianesi il centro della vita civile e degli affari.
In essa fa da protagonista l'ex chiesa degli Agonizzanti (foto accanto), il cui |

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prospetto accoglie, nel coronamento, un antico orologio meccanico, e vi prospettano pure le palazzine dei due principali circoli ricreativi locali: quello di Compagnia, comunemente detto "dei civili", e Quello Artistico-agricolo, comunemente detto "dei mastri", a testimonianza di una ormai superata dicotomia di classe tra ceto borghese e ceto operaio.
La piazza della Repubblica comunica con la piazzetta della Libertà, sulla quale prospetta il palazzo Marcianti, con spigolo arrotondato e dal sapore vagamente liberty.
Da tale piazzetta, che accoglie una vetusta palma dattifera, impiantata nel 1931 per volontà di Benito Mussolini (in memoria del fratello Arnaldo, tragicamente perito in un incidente aereo), si dirama la rettilinea via Chiesa Madre, che porta al sagrato del maggior tempio cittadino.
L'attuale Chiesa Madre è una libera ricostruzione (1935-38), in forme neo-gotiche volgari, del vecchio duomo trecentesco. A tre navate divise da pilastri, è stata progettata dall'architetto palermitano Vincenzo Luparello. Sul fianco meridionale è stato collocato un portale in pietra, di stile chiaramontano, con perlinature a punta di diamante, proveniente dall'ex-chiesa di S. Antonino. |

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All'interno un fonte battesimale marmoreo (foto accanto), firmato e datato al 1593 dallo scultore giulianese Sebastiano Lo Tinnaro, e quattro tele centinate del XVIII secolo, opera del palermitano Raffaele Visalli, provenienti dalla chiesa di S. Nicolò di Bari.
Nella sacrestia è custodita la deperita pala d'altare dell' Assunzione della Vergine firmata e datata al 1815 dal giulianese Gerlando Marsiglia, allievo del Patania.

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Sulla via Roma sono raccolti quattro notevoli edifici chiesastici. La chiesa del Carmine, ora Santuario di Maria SS. dell'Udienza (vedi vara sotto a destra), che fa da quinta pure alla piazza della Repubblica, dietro una piatta facciata dal moderno intonaco nasconde un ampio vano rettangolare absidato con volta a botte lunettata, lievemente decorato a stucco in stile pompeiano. Custodisce la vara lignea in stile neo-rinascimentale della Madonna dell'Udienza, di scuola chiusese dell'800, con la pregevole statua alabastrina di scuola gaginesca (prima metà del sec. XVI). Nell'altare maggiore è il bel gruppo ligneo di S. Giuseppe e Gesù Bambino, della scuola dei Bagnasco (foto sotto a sinistra). |
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Firmata da Giovanni Bagnasco (1828) è altresì la realistica statua lignea di S. Francesco di Paola, proveniente dalla chiesa del Rosario. Sulla testata est della via Roma prospetta la chiesa del Collegio (1771-1817) con facciata a capanna e dal raccolto impianto ellittico borrominiano. L'altare maggiore ospita una bella statua lignea policroma della Madonna col Bambino riferibile alla bottega dei Quattrocchi da Gangi, mentre nel primo altare a sinistra è una poetica tela dell'Adorazione dei pastori firmata e datata dal pittore neo-classico Giuseppe Genzaldi (1818).
La testata ovest della via Roma, slargandosi quasi a ventaglio in una piazzetta, vede fronteggiarsi le due antiche chiese di S. Nicolo di Bari e del SS. Crocifisso. La prima, detta anche della Badia in quanto già chiesa monastica delle suore benedettine, presenta impianto cinquecentesco a nave unica con tracce dell'originale pavimento maiolicato di artigianato saccense. Custodiva, sino al 1866, il frammentario trittico dell'Annunciazione del fiorentino Francesco Lancillotto (inizi '500), oggi nella Galleria regionale di Palazzo Abatellis a Palermo.
La chiesa del Crocifisso (foto sotto a sinistra), eretta in forme barocche nel 1738 sul sito della medievale chiesa di S. Margherita, presenta un bel prospetto in conci tufacei regolari, a due ordini sovrapposti spartiti da lesene, con timpano triangolare. L'interno, a nave unica rettangolare con abside semicircolare, presenta una dialettale decorazione a stucco eseguita nel 1752 da Nicolò Curti da Castelvetrano.
La bella vara lignea del Crocifisso (foto sotto a destra), in stile neo-gotico, opera di Giuseppe Miceli da Burgio (1907), si trova attualmente in fase di restauro, unicamente allo scheletrico Crocifisso ligneo di stile rinascimentale, detto il Crocifisso" della pioggia" |
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Dalla via Roma, scendendo per la via Palermo (già via Grande), la prima traversa a sinistra ci guida in piazza SS. Rosario, ove sorge la chiesa eponima (sec. XVII), con prospetto a capanna in nuda pietra ed uno snello campanile sormontato da una cupoletta tessuta in pietre policrome, alla maniera dei minareti arabi. L'interno, con decorazioni a stucco e a fresco (Misteri del Rosario nell'arco di trionfo), risulta attualmente degradato.

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La salita Castello (foto accanto), costeggiante il fianco ovest della chiesa del Carmine, ci conduce infine al maggior monumento della città, ossia il castello medievale, cosiddetto di Federico II. Esso costituisce l'elemento "forte" del paesaggio urbano di Giuliana. È costituito da una fortezza superiore trapezoidale (palatium) d'origine trecentesca, a due ali di fabbrica rafforzati, al vertice nord, da una torre d'impianto pentagonale, dal cui terrazzo sommitale si può godere un magnifico panorama a 360° sulla valle del Sosio-Verdura.
All'intorno, ad una quota più bassa, si svolge l'ex-monastero della SS. Trinità, eretto tra il 1648 e il 1663 sul recinto fortificato medievale (castrum) dai monaci olivetani di S. Maria del Bosco di Calatamauro. |

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Il portale d'ingresso, in stile manieristico, e sormontato da una targa con anatema di papa Gregorio XI. Già dal 1902 il monastero è sede di una casa di riposo per anziani sotto la denominazione Opera Pia Ricovero Buttafoco Tomasini Liuzzi, ed ospita anziani dei due sessi autosufficienti e non. L'annessa chiesa eponima, a nave unica rettangolare con volta a botte lunettata, presenta resti di decorazione a fresco del 1695. All'altare maggiore è la pregevole tela della SS. Trinità firmata e datata al 1651 dal pittore Francesco Ragusa, romano d'origine giulianese. Altra tela raffigurante S. Giuliana in carcere è una buona copia dal pittore napoletano Massimo Stanzione (sec. XVII). Nella sacrestia si può ammirare un armadio ligneo settecentesco finemente intagliato, con stemma degli Olivetani, ed una buona tela di gusto arcadico raffigurante Gesù Bambino, opera del pittore cappuccino Fra Felice da Sambuca (sec. XVIII).
Restaurato di recente., seppure parzialmente, con progettazione e direzione dei lavori a cura della Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali della Provincia di Palermo), il castello di Giuliana ospiterà un Museo delle pietre dure, con particolare riguardo alle agate e ai diaspri, ampiamente presenti nel territorio. I diaspri di Giuliana, di cui il De Borch (1778-80) ha numerato ben 46 varietà, vennero massicciamente utilizzati in età barocca per la decorazione a marmi "mischi" delle chiese palermitane e vennero persino richiesti dalla corte medicea di Firenze e da quella borbonica di Napoli.
Alcuni esemplari di diaspri di Giuliana si conservano anche in pubbliche raccolte europee (Museo di Storia Naturale di Schleusingen, Germania) e americane (Metropolitan Museum of Art di New York).

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